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Lo Spirito delle Arti         Marziali

"Il cielo conosce il merito'' Kung Fu, come abbiamo già definito, significa "uomo che ha conseguito un merito”. Una torre costruita con criterio non crollerà: così è anche per il Kung-Fu, che non si deve praticare con la mente distratta. Quando si pratica Kung Fu bisogna studiare molto attentamente e lentamente, con pazienza, sopportando le difficoltà dell'allenamento. I punti fondamentali, da non dimenticare, durante la pratica del Kung Fu sono:

  1. Non siate impazienti; sarebbe impossibile “imparare il Kung Fu” in pochi giorni; FREQUENTARE UNA SCUOLA DI ARTI MARZIALI PER POCO TEMPO NON SIGNIFICA FARE KUNG FU.
  2. Non siate avidi di imparare nuove tecniche, praticare piuttosto quelle che già conoscete, fatelo con perseveranza e senza annoiarvi, sino quando esse diventeranno naturali e libere dai limiti del vostro corpo.
  3. Quando vi allenate non pensate al combattimento, ma alla vostra salute fisica e mentale: così facendo acquisirete la forza del Wu Shu, poiché la salute è forza.
  4. All'inizio della pratica, vi sentirete innaturali ed impacciati nel praticare le posizioni del Kung-Fu; questo perché il vostro corpo non è abituato ad eseguire certi movimenti ed è normale che certe coordinazioni vi risultino difficili da eseguire. Nella vita di tutti i giorni, inoltre, siamo portati ad ignorare le funzioni di molte parti del nostro corpo e ciò è la causa di molti dei nostri problemi. Come l'automobile ha bisogno di un nuovo olio lubrificante per continuare a funzionare perfettamente, nel Kung Fu è necessario un continuo allenamento, superando le difficoltà che si incontrerete durante la pratica: la stanchezza dopo una giornata di lavoro, la fatica dell’allenamento, soprattutto all’inizio, la pazienza e la compassione verso i compagni; già questo è un merito. Un allenamento non e mai uguale ad un altro, anche ripetendo le stesse tecniche: lo spirito del praticante si rinnova e muta continuamente.
  5. E' molto importante, prima di passare allo studio di una posizione successiva, conoscere molto bene la precedente per non cadere poi in abitudini errate. E' necessario praticare ripetutamente una forma, per capire il reale significato del Kung Fu. In Cina, chi pratica Kung Fu con serietà ed interesse si allena, per il primo anno, solo camminando in cerchio.
Vi proponiamo ora un’antica storia che tratta proprio della ripetitività e dell’assimilazione profonda e, per un certo senso anche inconscia, di una stessa tecnica.
Anticamente, un re voleva che l'amatissimo figlio imparasse il Wu Shu, così lo portò sulle montagne dove viveva un grande maestro. Il giovane principe fu molto felice di inizia a praticare, ma il vecchio maestro gli insegnò solamente a camminare in cerchio, e lo faceva allenare in continuazione per ore, senza prestargli troppa attenzione, addirittura andava a dormire. Dopo tre anni dello stesso allenamento, il principe perse la pazienza e raccontò tutto al padre; questi si adiro e, con il figlio, corse dal maestro. Quando il re ebbe terminato con le sue lagnanze, il vecchio maestro afferrò improvvisamente il principe e lo lanciò dalla finestra, sopra un'alta palizzata. Il re, infuriandosi, ordinò che il maestro fosse subito arrestato per l'uccisione del principe, ma a quel punto il vecchio saggio invitò il re ad uscire per controllare dove fosse finito il suo amato figlio. Il re si precipitò all'esterno, dove trovò, con meraviglia, il principe tranquillamente fermo nella posizione di Kung Fu che il maestro gli aveva tanto fatto ripetere. Padre e figlio, assai imbarazzati, rientrarono scusandosi con il grande sapiente, ma quando alzarono la testa egli era già sparito.

La morale di questa storia è che una forma ben imparata può rendere un uomo sicuro,
ma l'impazienza può essere distruttiva.

La verità dell’In – Ya – Jeuch
(non c'è nemico per l'uomo di benevolenza)

“In”, cioè benevolenza, compassione è la seconda delle cinque virtù del Kung Fu.
Molti dei più antichi maestri hanno pensato di usare la benevolenza per prevenire i nemici crudeli. Ciò significa che, prima di attaccare un nemico con le vostre tecniche, dovete cercare di blandirlo con la benevolenza del vostro cuore.
NON C’E’ VINCITORE IN UN COMBATTIMENTO: anche se avete sconfitto il vostro avversario, avete, in realtà, perso anche voi, senza contare che, come accade normalmente, anche voi avete subito alcuni colpi. Ricordatevi che, nel momento stesso in cui alzate le mani contro qualcuno, avete già perso, perché è sbagliato. Ovvio che ciò non è più vero in caso di vita o di morte, ma questa è una situazione estrema che difficilmente si verifica. Inoltre, potreste essere voi ad uscirne sconfitti; l’importante è che, sia che ne usciate con alcune escoriazioni o con ferite più gravi, non cerchiate vendetta e non serbiate rancore.
Cercate di avere compassione, e siate benevoli, disponibili, sinceri e diplomatici con gli altri: vedrete che non avrete nemici.
Chi pratica il Wu Shu con sincerità ed onestà è un saggio ed avrà molto più coraggio di quello che serve per affrontare un nemico in combattimento.

Più si approfondisce il Wu Shu e più si diventa umili
Non è facile indovinare i limiti delle tecniche degli altri, e si può essere battuti se non si è veramente attenti e concentrati. Anche il grande Hang-u (una leggendaria figura cinese che, con la propria forza, riuscì a muovere il fiume Yang) si ruppe la fronte mentre stava camminando in montagna urtando alcuni rami. Il significato di questa leggenda è che vi è sempre una forza maggiore della più grande forza e persino una più piccola di quella più minuscola,; per questo più sarete attenti e più la vostra conoscenza diverrà profonda e accurata. Non si può sapere dove e quando apparirà il nemico, ma bisogna sempre farsi trovare pronti e attenti.
Ecco un aneddoto in merito: “Un giorno uno scolaro stava camminando lungo una strada solitaria di montagna ed improvvisamente vide un'aquila su di un ramo di un vecchio albero, che stava mirando qualcosa; subito lo scolaro estrasse una freccia, armò l'arco e mirò all’aquila. Un momento prima di scoccare la freccia, egli vide ciò su cui l’aquila stava puntando: un’innocente cicala che supplicava la piangendo. Lo scolaro ripose subito la freccia; intuì la disattenzione dell’aquila, che essendo concentrata sull'indifesa cicala, non si rendeva conto del pericolo che egli rappresentava. Lo scolaro aveva così considerato la possibilità che, mentre lui mirava all’aquila, un suo nemico stesse mirando a lui”.
Ora rispondete: “si può essere superbi per quello che si conosce ?”

Cosa fare quando si affronta il nemico.
Muoversi leggermente come una foglia quando vola nell'aria.
Cambiare, trasformarsi di continuo, come l'acqua, come nell'I Ching. L'acqua non ha forma, essa scorre seguendo il lotta del fiume, e scende dall'alto verso il basso. Per questo, nel combattimento, il modo più saggio per attaccare è farlo nei punti deboli, evitando le parti forti; l'acqua scava il suo percorso corrodendo le parti più deboli e friabili della terra raggirando con anse quelle più inattaccabili. Non c'è una forma di combattimento precisa, come non c'è un percorso preciso che l'acqua debba seguire.
Ingannare il nemico mediante tecniche e forme. Un vecchio detto esprime il concetto che “in guerra la chiave della vittoria sta nell'abilità di ingannare il nemico”.

Le strategie essenziali:

  1. Fingere di non conoscere le tecniche anche quando si è esperti.
  2. Fingere lo svantaggio quando si è in vantaggio.
  3. Sembrare lontani quando si è vicini.
  4. Sembrare vicini quando si è lontani.
  5. Attaccare il nemico gettando delle esche per ingannarlo.
  6. Fingere di attaccare da una parte mentre si attacca dall’altra.
  7. Quando si colpisce, fingere di non essere convinti.
  8. Se egli è troppo sicuro di sé, lasciate che goda della propria superbia e cercate di irritarlo.
  9. Evitate le parti più forti e coperte; colpitelo girandogli attorno.
  10. Esaltate la sua arroganza e nascondete i vostri punti deboli.
  11. Mantenere la calma e la pazienza, cogliete l’attimo più propizio per attaccare. Nel frattempo cercate di rompere la sua concentrazione.
  12. Se è riposato, fatelo stancare.
  13. Attaccate quando e dove non se l’aspetta.


E’ importante considerare che, in ogni combattimento, entrambi i combattenti corrono gli stessi pericoli. Inoltre, non si trae reale profitto dalla vittoria, come del resto non si perde completamente nella sconfitta: chi perde può acquistare qualcosa, e chi vince, al contrario, può perderla.

NON UN’INFINITA’ DI TECNICHE, MA UNA TECNICA INFINITA.

La meta è pesante e faticosa.
Il successo è piccolo e qualche volta irraggiungibile.


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