| "Il cielo conosce
il merito'' Kung Fu, come abbiamo già definito, significa
"uomo che ha conseguito un merito”. Una torre costruita con
criterio non crollerà: così è anche per il Kung-Fu, che non
si deve praticare con la mente distratta. Quando si pratica
Kung Fu bisogna studiare molto attentamente e lentamente,
con pazienza, sopportando le difficoltà dell'allenamento.
I punti fondamentali, da non dimenticare, durante la pratica
del Kung Fu sono:
- Non siate impazienti; sarebbe impossibile
“imparare il Kung Fu” in pochi giorni; FREQUENTARE UNA
SCUOLA DI ARTI MARZIALI PER POCO TEMPO NON SIGNIFICA FARE
KUNG FU.
- Non siate avidi di imparare nuove tecniche,
praticare
piuttosto quelle che già conoscete, fatelo con perseveranza
e senza annoiarvi, sino quando esse diventeranno naturali
e libere dai limiti del vostro corpo.
- Quando vi allenate non pensate al combattimento,
ma alla vostra salute fisica e mentale: così facendo acquisirete
la forza del Wu Shu, poiché la salute è forza.
- All'inizio della pratica, vi sentirete
innaturali ed impacciati nel praticare le posizioni del
Kung-Fu; questo perché il vostro corpo non è abituato
ad eseguire certi movimenti ed è normale che certe coordinazioni
vi risultino difficili da eseguire. Nella vita di tutti
i giorni, inoltre, siamo portati ad ignorare le funzioni
di molte parti del nostro corpo e ciò è la causa di molti
dei nostri problemi. Come l'automobile ha bisogno di un
nuovo olio lubrificante per continuare a funzionare perfettamente,
nel Kung Fu è necessario un continuo allenamento, superando
le difficoltà che si incontrerete durante la pratica:
la stanchezza dopo una giornata di lavoro, la fatica dell’allenamento,
soprattutto all’inizio, la pazienza e la compassione verso
i compagni; già questo è un merito. Un allenamento non
e mai uguale ad un altro, anche ripetendo le stesse tecniche:
lo spirito del praticante si rinnova e muta continuamente.
- E' molto importante, prima di passare
allo studio di una posizione successiva, conoscere molto
bene la precedente per non cadere poi in abitudini errate.
E' necessario praticare ripetutamente una forma, per capire
il reale significato del Kung Fu. In Cina, chi pratica
Kung Fu con serietà ed interesse si allena, per il primo
anno, solo camminando in cerchio.
Vi proponiamo ora un’antica storia che tratta
proprio della ripetitività e dell’assimilazione profonda e,
per un certo senso anche inconscia, di una stessa tecnica.
Anticamente, un re voleva che l'amatissimo
figlio imparasse il Wu Shu, così lo portò sulle montagne
dove viveva un grande maestro. Il giovane principe fu molto
felice di inizia a praticare, ma il vecchio maestro gli
insegnò solamente a camminare in cerchio, e lo faceva allenare
in continuazione per ore, senza prestargli troppa attenzione,
addirittura andava a dormire. Dopo tre anni dello stesso
allenamento, il principe perse la pazienza e raccontò tutto
al padre; questi si adiro e, con il figlio, corse dal maestro.
Quando il re ebbe terminato con le sue lagnanze, il vecchio
maestro afferrò improvvisamente il principe e lo lanciò
dalla finestra, sopra un'alta palizzata. Il re, infuriandosi,
ordinò che il maestro fosse subito arrestato per l'uccisione
del principe, ma a quel punto il vecchio saggio invitò il
re ad uscire per controllare dove fosse finito il suo amato
figlio. Il re si precipitò all'esterno, dove trovò, con
meraviglia, il principe tranquillamente fermo nella posizione
di Kung Fu che il maestro gli aveva tanto fatto ripetere.
Padre e figlio, assai imbarazzati, rientrarono scusandosi
con il grande sapiente, ma quando alzarono la testa egli
era già sparito.
La morale di questa
storia è che una forma ben imparata può rendere un uomo
sicuro,
ma l'impazienza può essere distruttiva.
La verità dell’In – Ya – Jeuch
(non c'è nemico per l'uomo di benevolenza)
“In”, cioè benevolenza, compassione
è la seconda delle cinque virtù del Kung Fu.
Molti dei più antichi maestri hanno pensato di usare la
benevolenza per prevenire i nemici crudeli. Ciò significa
che, prima di attaccare un nemico con le vostre tecniche,
dovete cercare di blandirlo con la benevolenza del vostro
cuore.
NON C’E’ VINCITORE IN UN COMBATTIMENTO: anche se avete
sconfitto il vostro avversario, avete, in realtà, perso
anche voi, senza contare che, come accade normalmente,
anche voi avete subito alcuni colpi. Ricordatevi che,
nel momento stesso in cui alzate le mani contro qualcuno,
avete già perso, perché è sbagliato. Ovvio che ciò non
è più vero in caso di vita o di morte, ma questa è una
situazione estrema che difficilmente si verifica. Inoltre,
potreste essere voi ad uscirne sconfitti; l’importante
è che, sia che ne usciate con alcune escoriazioni o con
ferite più gravi, non cerchiate vendetta e non serbiate
rancore.
Cercate di avere compassione, e siate benevoli, disponibili,
sinceri e diplomatici con gli altri: vedrete che non avrete
nemici.
Chi pratica il Wu Shu con sincerità ed onestà è un saggio
ed avrà molto più coraggio di quello che serve per affrontare
un nemico in combattimento.
Più
si approfondisce il Wu Shu e più si diventa umili
Non è facile indovinare i limiti delle
tecniche degli altri, e si può essere battuti se non si
è veramente attenti e concentrati. Anche il grande Hang-u
(una leggendaria figura cinese che, con la propria forza,
riuscì a muovere il fiume Yang) si ruppe la fronte mentre
stava camminando in montagna urtando alcuni rami. Il significato
di questa leggenda è che vi è sempre una forza maggiore
della più grande forza e persino una più piccola di quella
più minuscola,; per questo più sarete attenti e più la
vostra conoscenza diverrà profonda e accurata. Non si
può sapere dove e quando apparirà il nemico, ma bisogna
sempre farsi trovare pronti e attenti.
Ecco un aneddoto in merito: “Un giorno uno scolaro stava
camminando lungo una strada solitaria di montagna ed improvvisamente
vide un'aquila su di un ramo di un vecchio albero, che
stava mirando qualcosa; subito lo scolaro estrasse una
freccia, armò l'arco e mirò all’aquila. Un momento prima
di scoccare la freccia, egli vide ciò su cui l’aquila
stava puntando: un’innocente cicala che supplicava la
piangendo. Lo scolaro ripose subito la freccia; intuì
la disattenzione dell’aquila, che essendo concentrata
sull'indifesa cicala, non si rendeva conto del pericolo
che egli rappresentava. Lo scolaro aveva così considerato
la possibilità che, mentre lui mirava all’aquila, un suo
nemico stesse mirando a lui”.
Ora rispondete: “si può essere superbi per quello che
si conosce ?”
Cosa fare quando si affronta
il nemico.
Muoversi leggermente come una foglia
quando vola nell'aria.
Cambiare, trasformarsi di continuo, come l'acqua, come
nell'I Ching. L'acqua non ha forma, essa scorre seguendo
il lotta del fiume, e scende dall'alto verso il basso.
Per questo, nel combattimento, il modo più saggio per
attaccare è farlo nei punti deboli, evitando le parti
forti; l'acqua scava il suo percorso corrodendo le parti
più deboli e friabili della terra raggirando con anse
quelle più inattaccabili. Non c'è una forma di combattimento
precisa, come non c'è un percorso preciso che l'acqua
debba seguire.
Ingannare il nemico mediante tecniche e forme. Un vecchio
detto esprime il concetto che “in guerra la chiave della
vittoria sta nell'abilità di ingannare il nemico”. 
Le strategie essenziali:
- Fingere di non conoscere le tecniche
anche quando si è esperti.
- Fingere lo svantaggio quando si è in vantaggio.
- Sembrare lontani quando si è vicini.
- Sembrare vicini quando si è lontani.
- Attaccare il nemico gettando delle esche
per ingannarlo.
- Fingere di attaccare da una parte mentre
si attacca dall’altra.
- Quando si colpisce, fingere di non essere
convinti.
- Se egli è troppo sicuro di sé, lasciate
che goda della propria superbia e cercate di irritarlo.
- Evitate le parti più forti e coperte; colpitelo
girandogli attorno.
- Esaltate la sua arroganza e nascondete
i vostri punti deboli.
- Mantenere la calma e la pazienza, cogliete
l’attimo più propizio per attaccare. Nel frattempo cercate
di rompere la sua concentrazione.
- Se è riposato, fatelo stancare.
- Attaccate quando e dove non se l’aspetta.
E’ importante considerare che, in ogni combattimento, entrambi
i combattenti corrono gli stessi pericoli. Inoltre, non si
trae reale profitto dalla vittoria, come del resto non si
perde completamente nella sconfitta: chi perde può acquistare
qualcosa, e chi vince, al contrario, può perderla.
NON UN’INFINITA’ DI TECNICHE,
MA UNA TECNICA INFINITA.
La meta è pesante e faticosa.
Il successo è piccolo e qualche volta irraggiungibile.
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